Adolescenti e preadolescenti stanno vivendo una gran parte sempre della propria socialità nel contesto digitale venendo privati della palestra relazionale “faccia a faccia” tipica di questo importante periodo della nostra vita.

Il compito di noi adulti si deve concentrare nella promozione dello sviluppo di un’intelligenza sociale ed emotiva funzionale al contesto analogico e digitale che circonda i giovani. Le giovani generazioni hanno bisogno di mentori che possano dare sostegno alle competenze necessarie per interpretare la realtà.

La proposta formativa parte da una semplice constatazione: tutti quanti noi utilizziamo, o utilizzeremo, internet e le opportunità che questo ci riserva: Tutti prima o poi saremo on-line.

Inoltre il lavoro svolto dal 2005 ad oggi sul campo della Media Education mi ha portato alle seguenti considerazioni:

 

Le richieste di intervento cominciano a pervenire dalle scuole elementari e da gruppi di genitori che frequentano le scuole materne.

Non parliamo quasi mai a gruppi di ragazzi che non conoscono i social media ma spesso hanno “presente” le dinamiche sociali che scaturiscono all’interno di questi ambienti digitali e i potenziali pericoli.

Proporre una formazione che sia semplicemente un elenco di pericoli da evitare e costruzione di buone prassi da attuare in caso di rischio pericolo si rivela inefficace.

I ragazzi scoprono subito l’orientamento del formatore di Media Education. Se questo è un deportato digitale difficilmente avrà ascolto attivo da parte della classe. Se questo non è in grado di entrare in una relazione d’ascolto attivo o d’aiuto con il gruppo classe difficilmente sarà riconosciuto come adulto significativo da parte degli alunni.

I ragazzi quando accedono al web 2.0 non lo fanno per accedere ad informazioni e dati ma principalmente per incontrare i propri compagni, poter comunicare emozioni e sentimenti e per soddisfare alcuni fondamentali bisogni collegati con la propria età

Proporre delle azioni educative concentrate solamente sullo sviluppo di conoscenze ed informazioni si rivela del tutto inefficace. Stanno emergendo come bisogni primari, anche nel campo dell’educazione ai media, lo sviluppo di competenze che vadano al di là del “pensare” ma raggiungano anche il “sentire” e il “fare”. L’analisi e il confronto di questi bisogni devono essere trattate da esperti della materia per essere attività credibili e significative.

 

La Media Education rivolta ai ragazzi ha bisogno di essere ripensata riflettendo sullo scenario attuale e non sulle configurazioni professionali dei formatori.

Un’educazione “utile” che sposti il focus alla persona che incontra e personalizzata in base all’utenza di riferimento.

Da queste premesse nascono progetti formativi per adulti:

e i progetti per ragazzi:

  • AttraversolaRete
  • WeLove
  • Social Warning