Il modo migliore per capire il growth hacking, e ciò che gli “hacker della crescita” fanno, è capire prima di tutto cosa intendiamo realmente con il termine hacker.

Un hacker è qualcuno che è maggiormente interessato a raggiungere un obiettivo che seguire un processo già definito e conosciuto. In altre parole, gli hacker si preoccupano di più di ciò che devono fare rispetto a come dovrebbe essere fatto escogitando metodi innovativi per raggiungere i loro obiettivi.

Ad esempio, un hacker potrebbe cercare di ottenere l’accesso non autorizzato ad un sistema informatico. A lui non importa “come lo fa” l’importante è riuscire ad ottenere l’accesso ad una determinata aerea o risorsa del web. Questa forse è la concezione più classica di hacker.

Una specie di super nerd informatico che, dentro ad una stanza scura, illuminata solamente da monitor, sta facendo di tutto per rubare dati, infiltrarsi nelle nostre connessioni e fare altre attività illegali da smanettone. Probabilmente potrebbe indossare una felpa rigorosamente con un cappuccio scuro. Questa, probabilmente, è la rappresentazione più comune di un hacker.
In realtà il termine hacking ha origine addirittura negli anni 50 e nel tempo ha visto mutare molte volte il suo significato. Oggigiorno con hacking si intende l’azione di modificare un’oggetto, un ambiente, un sistema per plasmarlo e renderlo funzionale al raggiungimento di un obiettivo. Facciamo alcuni esempi:

  • hackerare una penna: potrebbe essere far diventare una penna una cannuccia spara palline di carta;
  • hackerare una banana o un frutto in generale: farla diventare un controller per videogiochi con il kit Makey Makey;
  • hackerare un mobile Ikea: far diventare la mensola Lack una scaletta/cuccia per gatti

Ma cosa fa e chi è un Growth Hacker?

Un Growth Hacker è una nuova figura di professionista che conosce principi di digital marketing, comunicazione, programmazione e li fonde in un equilibrio perfetto. Ha perennemente a che fare con il digitale: siti web, programmi informatici, ebook, applicazioni per cellulari e così via.

“Il Growth Hacker ha un unico obiettivo: rafforzare la crescita di un business, e per raggiungerlo fa qualsiasi cosa. Svolge esperimenti di ogni tipo alla ricerca costante dell’esperimento vincente, il cosiddetto growth hack.

Il growth hacking non è una formula magica per risolvere i problemi del tuo business o un insieme di trucchetti da utilizzare nella tua strategia di marketing. […] E ‘un processo di sperimentazione rapida sul prodotto e sui canali di marketing per trovare il modo più efficiente di far crescere un business.”
Cit. Raffaele Gaito

Un Growth Hacker studia il contesto, si aggiorna sulle ultime possibilità e ultimi tool per poter raggiungere il suo obiettivo di crescita. Sperimenta nuove possibilità, applicando un metodo scientifico, fino a che non riesce a raggiungere il suo traguardo.

Inoltre, come suggerisce Raffaele Gaito, un Growth Hacker deve avere una visione di insieme di tutte le competenze che potrebbero servire per realizzare un determinato obiettivo. Non deve essere lui stesso a saper fare tutto. Possiamo noi essere un eccellente informatico, comunicatore, commerciale, social media manager, grafico, counsellor etc. etc.? La risposta è no! Il Growth Hacker deve avere una buona conoscenza di tutte queste materie in modo tale da poter rilevare le falle in un sistema e proporre soluzioni che coinvolgano anche altri professionisti.

Un esempio virtuoso di growth hacking arriva dall’esperienza del re dei Social Network. Quando Facebook era ancora nelle fasi iniziali, aveva creato un team di sviluppo guidato da un Growth Hacker che aveva coinvolto molti altri reparti dell’azienda dallo sviluppo informatico alla gestione delle risorse umane. Tra i molti progetti, il team era responsabile di rendere Facebook disponibile in tutte le lingue attraverso il crowdsourcing, implementando un solido sistema per importare i contatti e-mail e persino costruendo un “Facebook Lite” (che alla fine venne chiuso).

Negli ultimi anni, gli “hacker di crescita” veramente innovativi hanno sviluppato diversi framework e best practice. Ragazzi come Noah Kagan (AppSumo, Mint, Facebook), Mike Greenfield (Circle of Moms, LinkedIn), Dave McClure (500 Startups, PayPal) e molti altri hanno sperimentato tecniche incentrate su viralità, email, ottimizzazione dei motori di ricerca e marketing.

Può il growth hacking applicarsi a realtà imprenditoriali “più piccole” o non solamente digitali?

La risposta è sicuramente positiva ed a dimostrazione di questa tesi propongo alcuni esempi:

  • Sono una piccola media impresa e decido di aumentare il mio portfolio clienti mediante una consulenza di un Growth Hacker. Assieme valutiamo una strategia per definire una campagna promozionale on-line che mi permetta di raggiungere questo obiettivo;
  • Sono una startup e voglio validare il mio progetto prima di avventurarmi in un’impresa ad alto rischio. Con il supporto di un Growth Hacker potrei strutturare delle strategie che mi permettano di affinare la mia offerta fino a farla maturare per il mercato oppure decidere di risparmiare investimenti ed energie modificando o ritirando la mia proposta;
  • Sono un libero professionista e per aumentare la mia visibilità on-line potrei decidere di adottare un programma che sviluppi la mia offerta on-line & off-line tramite il Personal Branding e che potenzi la mia rete di contatti tramite una strategia comunicativa definita assieme ad un Growth Hacker.

Come avrete intuito, credo molto nelle potenzialità di questa figura perché propone una modalità alternativa di interpretare le informazioni e le potenziali soluzioni. Non si ferma alle metodologie conosciute ma le ibrida, le fa evolvere, ne crea di nuove. Questa figura vede un mondo in continua evoluzione, sperimentazione e contaminazione. Sono convinto che questa chiave di lettura del mondo dovrebbe essere approfondita da ognuno di noi perché permetterebbe un growth hacking non solo nel nostro modo di lavorare ma garantirebbe un beneficio tangibile e misurabile nella vita di tutti i giorni.

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